AYODHYA

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E’ una cittadina polverosa, ricca di templi e popolata da molti macachi aggressivi nello stato indiano dell’Uttar Pradesh.

Rappresenta un sito religioso di preminente importanza per le principali religioni indiane.

E’ la città natale di Rama, quindi una delle sette città sante dell’hinduismo, e dove si ritiene che siano anche nati i cinque tirthankar, o santi jain.

Per i musulmani rappresenta il cimitero, sulle sponde del fiume Saryn, di Shea, nipote di Adamo.

Durante il regno buddhista, vi furono costruiti più di cento templi, costituendo un’importante città buddhista.

Il 6 Dicembre 1992 Ayodhya balzò tristemente alla ribalta della cronaca.

Nei cinque anni precedenti la politica indiana era stata dominata dall’affare Babri Masjid, una moschea costruita nel XVI° secolo dagli imperatori Moghul, in quello che si riteneva essere il luogo natale del Dio hindu Rama.

Dal 1989, tutti gli anni, diverse organizzazioni hindu, ispirate dal BJP ( Partito Popolare Indiano ), fiancheggiato dal Siva Senà ( l’esercito del Dio Siva ), partito nazionalista hindu, si riunivano nel luogo in cui sorgeva la moschea disputata.

Insieme con la celebrazione di riti religiosi, manifestavano la volontà di ricostruire un tempio esattamente in quel luogo.

Nel Dicembre 1992, una folla eccitante di 200.000 hindu, superate le barricate, aveva distrutto, con mezzi per lo più di fortuna, in quattro ore, la moschea, con le sue tre cupole.

Al suo posto fu costruito un piccolo tempio hindu, dedicato a Rama.

La folla, assetata di sangue, dopo aver attaccato un gruppo di corrispondenti esteri con coltelli e sbarre di ferro, spaccando macchine fotografiche e telecamere, cominciò ad uccidere tutti i musulmani locali che riuscì a scovare, incendiandone anche le abitazioni.

Nelle due settimane successive l’India fu percorsa da una serie di disordini, che contarono almeno duemila morti e ottomila feriti, per lo più musulmani delle classi meno abbienti.

All’inizio di Gennaio, con la ripresa dei tumulti, si ebbero nel corso di due settimane, a Bombay, almeno quattordicimila morti ed un numero molto più alto di feriti.

I disordini cessarono con l’intervento dell’esercito, che prese il posto della polizia che, al 96% costituita da hindu, aveva spalleggiato passivamente o attivamente, gli estremisti hindu del Siva Sena nel loro tentativo di pulizia etnica.

Centinaia di migliaia si musulmani abbandonarono Bombay, per rifugiarsi nei villaggi dei loro antenati.

Attualmente il luogo dove sorgeva la Babri Masjid è soggetto a severe misure di sicurezza.

Il visitatore non può introdurre nessuna borsa, non parliamo di macchine fotografiche, né esiste alcun deposito all’ingresso dell’area.

Si segue un percorso obbligato ed un po’ claustrofobico, soggetti a perquisizioni ripetute, e controlli accurati dei documenti.

Tutto quello che si riesce a vedere è una minuscola tenda che copre il tempietto di Rama.

La promessa governativa di costruire un tempio hindu sul terreno della Babri Masjid, non è stata ancora mantenuta, mentre gli scavi eseguiti sul sito dall’Archeological Survey of India non hanno finora confermato la preesistenza di un tempio hindu, dissotterrando solo articoli islamici.

Nel frattempo, un’organizzazione buddhista si è rivolta la tribunale per reclamare il sito come buddhista, preesistente sia agli hindu che ai musulmani.

L’esperienza di Ayodhya ha indotto le autorità indiane ad adottare severe misure di sicurezza nei riguardi della Katra Masjid, una moschea costruita nel XVII° secolo dall’Imperatore Moghul Aurangzeb, a Mathura, città a circa 150 chilometri a sud di Delhi.

Gli hindu ritengono che tale moschea sia stata costruita sulle rovine di un tempio hindu, eretto in corrispondenza del luogo natale del Dio Krishna.

 

BIBLIOGRAFIA

 

DALRYMPLE W.  In India - Milano, Rizzoli, 2000

 

 

 

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