IL SUFISMO

Il sufismo, filone mistico dell’Islam, derivato, in una prima fase, dall’eredità dell’influenza persiana sull’ortodossia islamica, seppe toccare un tasto particolarmente sensibile presso la massa della popolazione del Bengala; infatti ottenne gran seguito specie tra i ceti più bassi e i fuori casta indiani, come pure fra coloro che erano stati buddhisti o jaina, ed erano rimasti fin dal 1202 senza una casta sacerdotale che li guidasse, ma attirò anche molti musulmani, cui parve che il sufismo rinnovasse il messaggio dell’Islam.

Fu anche grazie all’anello di congiunzione del grande teologo e sufi Ibn alArabi che, nel XII secolo, i grandi Ordini sufi poterono finalmente uscire del tutto alla luce del sole, e si ebbe allora, finalmente, il pieno fiorire dell’Islam in tutto il mondo.

Uno degli ordini maggiori fu, in India, la Chishtiyya, che si distinse per una eterogeneità altamente tollerante e pluriconcettuale, soprattutto al tempo di Akbar, imperatore Moghul (1556-1605) il quale abbandonò l’ortodossia islamica a favore del misticismo sufi, e del nipote di questi Dara Shikoh, figlio di Shah Jahan e viceré del Punjab, che si dedicò al misticismo sia sufi che hindu.

Nelle zone conquistate dai turchi, sulla base delle loro precedenti culture e all’interno stesso della religione musulmana, si svilupparono una filosofia e un misticismo destinati a rappresentare nei secoli l’aspetto più saliente della civiltà islamica.

Sorsero cioè le Confraternite dei mistici dell’Islam, i sufi, organizzate all’incirca come le confraternite dei monaci cristiani.

Quando alcuni Ordini sufi penetrarono in India in modo massiccio, si ebbero effettivi contatti tra le parti, scambi culturali, momenti di tolleranza, ma anche di ostilità, nonché l’accettazione da parte di molti sufi della mistica yogico-tantrica dell’induismo, col concetto di reincarnazione, concetto non precipuamente islamico, ma tuttavia vagamente "tollerato" da alcuni dottori della legge, grazie all’interpretazione "possibilistica" di alcuni versetti del Corano (40°, 11; 3°, 27; 36°, 12), interpretazione sostenuta soprattutto dall’Ordine Chishtiyya.

Durante il XIII secolo apparvero in India tre ordini di santi sufi: Cishti, Suhrawardi e Firgusi, i quali erano tutti ugualmente animati dallo stesso mistico desiderio di ricongiungersi a Dio: un’esperienza che ovunque aveva accomunato molti indiani, musulmani e altri "inebriati da Dio".

I  predicatori sufi itineranti, che andavano a portare il loro messaggio di amore divino tra i miserabili contadini dei più remoti villaggi del Bengala, assomigliavano parecchio ai santi hinhu della bkakti (devozione), i quali a loro volta offrivano la salvezza attraverso il culto della dea Madre, e ai buddisti del mahayana, che promettevano la salvezza ultraterrena grazie alla benedizione del Bodhisattva.

Con la conquista mongola molti sufi delle zone invase ripararono a Ovest (soprattutto in Anatolia) o in India (soprattutto a Delhi), e ciò diede origine ad un tipo differenziato di sufismo.

Infatti per lo spirito contemplativo e culturalmente mistico degli hindu, valeva maggiormente la vita esemplare di un sufi, che non le chiacchere dei teologi.

Le Khawamia (convento che all’occasione serviva da ostello di tipo persiano) non erano viste di buon occhio, essendo centri islamici in rapporto con i dominatori politici, o da loro dipendenti.

Invece i sufi erranti e i figara (fachiri, votati alla povertà) erano ben accetti perché più simili ai guru locali e agli shadu yogici e tantrici.

Cosicché le confraternite che maggiormente attecchirono in India furono quelle libere da ogni ingerenza governativa; cresciute intorno a un sant’uomo in grado di dare, oltre all’istruzione e al metodo, anche un alto esempio di vita.

Di questo tipo fu l’ordine Cisthi, principale Tariqa indiana, che cercò sempre di non dipendere dal consenso dei governanti, né da quello popolare.

Soprattutto in India si ebbero interscambi fruttuosi tra il pensiero naqshbandi e quello hindu, con varietà di ordini minori determinati dalle varietà regionali precipue dell’India stessa.

Abbiamo così segnali del sincretismo antinomico, del vegetarianesimo, del celibato logico, del formalismo tantrico.

 

NIZAMUDDIN (13° secolo d.C.)

 

Derviscio di Ghiaspur, sulle rive del fiume Jamuna, chiamato anche Auliya (Profeta) o Khwaja Sahib.

Un giorno Nizamuddin fu convocato dal Sultano Ghiasuddin Balban per rispondere dell’accusa di eresia.

Il sultano aveva un carattere terribile, noto per condannare a morte chiunque sollevasse gli occhi su di lui.

Era affiancato da due enormi negri abissini per decapitare quelli condannati a morte da lui.

Al fianco del trono cinque ulema (sacerdoti) vestiti di preziose sete.

Nizammudin giovane indossava una lunga camicia di rozza lana nera e una sciarpa verde legata attorno alla testa. Con lui, tre dei suoi seguaci, vestiti poveramente come lui.

Il sultano per primo si rivolse a Nizammudin:

" Derviscio, gli ulema si sono lamentati che non fai distinzione tra Musulmani e infedeli; che ti poni come intermediario tra Dio e l’uomo; che usi termini che nascondono la differenza tra l’uomo e il suo Creatore; che i tuoi seguaci si abbandonano a musica e danza nel recinto della moschea, contravvenendo così alla santa legge della shariat."

Nizamuddin sorrise e replicò

"O potente Sultano, è vero che non faccio distinzione tra musulmani e hindu e che considero entrambi figli di Dio. Gli ulema esortano Sua Maestà in nome del Santo Messaggero (sia pace a Lui) a distruggere templi e uccidere infedeli, per guadagnare merito agli occhi di Allah. Io interpreto in maniera diversa la sacra legge. Io ritengo che il modo migliore di servire Dio è attraverso l’amore per le Sue creature.

Per quanto riguarda l’accusa di atteggiarmi ad intermediario tra l’uomo e il suo Creatore, mi dichiaro colpevole. Il Messaggero Divino disse:"Chiunque muore senza un Imam, muore la morte di un pagano.

Noi sufi seguiamo questo precetto e crediamo che colui che non ha Sceicco (Maestro) è senza religione. Gli ulema non sanno che Dio spesso manifesta se stesso nelle Sue creature. Non sanno neanche che Allah non può essere compreso per mezzo dei libri o della logica."

Il Suo Messaggero, interrogato se anche lui non conoscesse Dio, rispose:

"No, neanche io. Dio è un’esperienza."

Il Sultano chiese al derviscio a proposito della sua proclamata unità con Dio.

Nizamuddin rispose in un linguaggio molto poetico:

"O Sultano! E voi ulema, conoscitori della legge! E voi tutti raccolti qui! Sapete cos’è l’amore e l’essere amati? Forse tutto quello che avete conosciuto e apprezzato è l’amore delle donne. Noi sufi amiamo Dio e nessun altro. Quando siamo posseduti dalla spirito divino emettiamo parole che per l’uomo comune possono suonare come l’assunzione della divinità! Ma queste non devono essere prese sul serio.

Tu puoi aver sentito la storia della colomba che non si sottomise al suo compagno. Nella sua passione il maschio disse:"Se non ti arrendi a me, io rovescerò il trono di Salomone."

Il vento trasportò le sue parole a Salomone. Egli convocò il colombo chiedendogli spiegazioni.

Il colombo rispose:"O profeta di Allah! Le parole degli amanti non dovrebbero essere diffuse."

La risposta piacque a Salomone. Noi speriamo che la nostra risposta piaccia al Sultano Balban."

Per quanto riguarda la musica e la danza, Nizamuddin citò a memoria un detto del Profeta: "Quando la grazia di Allah entra in una persona, si manifesta facendo cantare e danzare per la gioia quella persona. Se questo è una manifestazione di essere posseduto da Allah, io dico Ameen."

Il Sultano meditò sulla materia per un po’. Si accarezzò ed esaminò il pelo rimasto nelle sue mani. Il silenzio era terribile. Allo fine si schiarì la gola e parlò a voce alta e chiara:

"Noi respingiamo le accuse degli ulema contro Nizamuddin, derviscio di Ghiaspur."

La folle esplose in alti applausi lodando il senso di giustizia del sultano. Molti corsero dal derviscio e baciarono i bordi della sua rozza camicia di lana

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Ghiaspur, pochi Km da Mehrauli

 

Il venerdì pomeriggio Nizamuddin riceveva (di giorno meditava nella sua cella) le folle di visitatori musulmani e hindu, ricchi e poveri che godevano di cibo gratis (langar), di solito una foglia di lenticchie e un pezzo di pane non raffinato.

Nel cortile, un gruppo di quawwals cantavano in hindi canzoni conposte da Abdul Hassan, molto vicino al Sant’Uomo. Questi indovinava il passato e prediceva il futuro, benedicendo.

Anni dopo, un pallido e stanco, ma sorridente Nizamuddin (Kwaja Sahib), di ritorno dal Punjab, ottenne con le sue preghiere, in una delle celle del basamento dell’Auliya Mashjid nel mausoleo del Santo musulmano Qutubuddin Bakhtiyar Kaki di Mehrauli, di far cessare una calamitosa siccità con una pioggia autunnale (fuori stagione).

Discorso di Nizamuddin:

" Esiste un solo Dio sebbene noi Lo chiamiamo con nomi diversi. Esistono innumerevoli modi di avvicinarLo. A ciascuno sia consentito di seguire la via che considera migliore. La Sua via può condurre alla moschea o al tabernacolo, ad un tempio pieno di idoli o una caverna solitaria nella campagna. Non è importante il sentiero che prendi; è importante il modo in cui lo tratti. Se non hai amore in cuore anche il miglior sentiero ti condurrà nella foschia dell’inganno."

Nizamuddin fece imparare a memoria ai suoi seguaci alcune massime sufi:

Chi è il più saggio dei saggi?

- Uno che respinge il mondo

Chi è il più santo di tutti i santi?

- Uno che rifiuta di cambiare col cambiare delle circostanze

Chi è il più ricco dei ricchi?

- Uno che è contento

Chi è il più bisognoso dei bisognosi?

- Chi non si accontenta.

Come essere contento?

- Riduci i tuoi desideri al minimo, conquista il tuo nafs.

Al Sultano Alauddin Khilji che aveva espresso il desiderio di visitare Ghiaspur, Nizamuddin rispose:

"Non abbiamo niente a che fare con i re. Se il sultano entra nel nostro ospizio da una porta, noi usciremo da un'altra".

Il Sultano Qutubuddin Mubarak Shah, ritenendo che le voci diffuse nel bazar su di lui e sul suo favorito hindu Klujzo Khan, fossero derivate da Nizamuddin, su istigazione degli ulema, interruppe le forniture di provviste all’ospizio , mentre un posto di polizia fu collocato a Ghiaspur, per controllare il va e vieni della gente.

Nizamuddin scrisse semplicemente il nome di Allah su un pezzo di carta e lo pose all’ingresso dell’ospizio, annunciando che la quantità di cibo cucinata nella cucina del hangar sarebbe raddoppiata.

Così fu.

L’ordine del Sultano di chiusura dell’ospizio, fu seguito da ritenzione urinaria.

A seguito delle preghiere della madre, Nizamuddin restituì le facoltà di urinare al Sultano, dopo che questi firmato l’atto di abdicazione, in favore di Hazzat Khiwaja Nizamuddin, derviscio di Ghiaspur.

La Regina Madre trasportò l’otre contenente le urine del figlio, sulla testa e a piedi nudi, dal palazzo fino a Ghiaspur.

Letto l’atto di abdicazione, Nizamuddin lo appallottolò e lo lasciò cadere nell’otre di urina, dicendo:"Questo è il conto che noi dervisci facciamo di reami terrestri." E si ritirò nella sua cella a pregare.

Allorché l’irriconoscente Sultano ordinò ai musulmani di radunarsi alla moschea di Quwwat-ul-Islam alla vigilia di luna nuova, per rendergli omaggio, Nizamuddin riferì di aver visto in sogno un enorme toro che lo caricava, ma che veniva da lui preso per le corna e gettato nella polvere.

Non passò molto che a Nizamuddin, che si godeva il fresco della sera sul tetto della moschea ammirando la luna nuova, fu portata la notizia dell’uccisione del Sultano, da parte del suo favorito. (1320 d. C.)

Uno dei successori. Ghiasuddin Tughlak, costruì una nuova città di mattoni coloro dell’oro, con alte mura interne, chiamata Tughlakabad.

Tutti si recarono a rendere omaggio, tranne Nizamuddin, che profetizzò che la nuova città sarebbe stata presto ridotta ad un deserto abitato solo da predoni Gujar.

Istigato anche dai suoi cortigiani, il Sultano, solo a poche tappe da Delhi, ordinò che prima che egli entrasse nella capitale, l’ospizio di Ghiaspur venisse raso al suolo.

Quando l’ordine del Sultano fu posto ai piedi di Nizamuddin da un piangente messaggero, il Sufi lo confortò:"Figlio, ho visto il venire ed andare di molti sultani, sette. I re vengono e vanno. Il volere di Allah è eterno."

Il kotwal insistette: "Il Sultano è a soli tre giorni di marcia da Delhi. Cosa debbo fare?"

"Va a casa in pace. La strada per Delhi è ancora lunga." ricordò Nizamuddin.

Il giorno dopo arrivò la notizia della morte del sultano, schiacciato da un’architrave sotto cui stava passando. (1325 d. C.)

Come profetizzato, la grande cittadella che Ghiasuddin aveva innalzato fu presto deserta; il fiume Jamuna si ritirò dalle sue mura e tutti i pozzi si seccarono. Divenne regno di sciacalli, gufi, pipistrelli e Gujars. Rimase intatta solo la tomba dove fu seppellito Ghiasuddin Tughak.

Come profetizzato, dopo quaranta giorni di digiuno, al mattino di venerdì 18° del Rabi-us-sani 725 anno dell’egira (3 aprile 1324), Nizamuddin spirò.

Centinaia di migliaia di fedeli, dalle città vicine, si radunarono per cantare all’unisono brani del Corano.

Le spoglie di Nizamuddin furono interrate al centro del cortile della moschea.

 

AJMER (Stato del Rajastan)

 

 

Abitanti 477.000

Situata a 130 Km a sud – ovest di Jaipur (2 ore e mezzo di autobus; nove ore da Delhi).

In treno, lo Shatabdi Express lascia Delhi alle 6,15 e arriva ad Ajmer alle 12,40.

Altri treni impiegano 7 ore e mezza. La città è uno dei maggiori centri di pellegrinaggio per i musulmani durante il Ramadan.

Dargah: situata nella città vecchia, è la tomba di un santo sufi, Khwaja Muin-ud-din Chisti, che arrivò ad Ajmer dalla Persia nel 1192

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La costruzione del sepolcro è stata completata da Humayun e la porta aggiunta dal Nizam di Hyderabad.

L’imperatore Akbar era solito andare in pellegrinaggio alla Dargah da Agra una volta all’anno.

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(nella foto miniatura di Akbar all'interno del forte di Ajmer)

 

Appena si entra nel cortile, sulla destra sta una moschea costruita da Akbar. Nel cortile interno vi è un’altra moschea costruita da Shal Jahan.

Costruita in marmo bianco, ha 11 archi e un’iscrizione persiana che corre per l’intera lunghezza dell’edificio.

La tomba del santo è al centro del secondo cortile. Ha una cupola di marmo e la tomba interna è circondata da una piattaforma d’argento. I ferri di cavallo inchiodati alle porte del sepolcro sono offerte da commercianti di cavalli di successo.

La tomba attrae centinaia di migliaia di pellegrini ogni anno nell’anniversario della morte del santo, Urs, nel settimo mese del calendario lunare, quando i sufi dell’intera India convergono su Ajmer.

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TOMBA DI NIZAMUDDIN

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Poche centinaia di metri dalla tomba di Humayun, a sud dello zoo , alcuni Km a Sud-Est dal centro della nuova Delhi, c’è il sepolcro del santo musulmano sufi, Nizamud-din Chishti, morto nel 1325 a 92 anni.

Il suo sepolcro, colla sua larga piscina, è una delle tombe interessanti qui. Altre tombe includono quella più tarda di Jahanara, figlia di Shah Jahan, che rimase col padre, imprigionato da Aurangres nel Forte Rosso di Agra.

Amir Khusru, un rinomato poeta urdu, ha anche la sua tomba qui. Così come Atgah Khan, un favorito di Humayun e di suo figlio Akbar. Atgah Khan fu ucciso, in Agra, da Adam Khan, a sua volta ucciso da Akbar.

Conviene visitare la tomba al tramonto di giovedì, ora popolare per il culto, mentre il qawwali (musica devozionale sufi) viene eseguita dopo le preghiere della sera.

 

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Fathpur Sikri ( Stato dell’Uttar Pradesh), nei pressi di Agra

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La leggenda narra che Akbar, terzo e più grande degli Imperatori Moghul, era senza un erede maschio e fece un pellegrinaggio in questa località, per visitare il santo sufi sceicco Salim Chishti.

Il santo previde la nascita del figlio di Akbar, il futuro Imperatore Jehangir e in segno di gratitudine, Akbar chiamò suo figlio Salim.

Inoltre, Akbar trasferì la sua capitale a Sikri, costruendo una nuova e splendida città. In seguito, tuttavia, la città fu abbandonata, si ritiene soprattutto a causa di difficoltà nell’approvvigionamento Idrico

All’interno della Jami Masjid (Degah Mosque) è la tomba di Shaikh Salim Chisti, visitata oggi dalle donne senza figli.

Il nipote del santo, Islam Khan, ha anch’egli la tomba all’interno della moschea.

 

Gwalior ( Stato del Madhya Pradesh)

Famosa soprattutto per il suo forte (Kila), situato su una collina 100 metri al di sopra della città, con mura alte dieci metri.

Nella parte est della città vecchia è collocata la Tomba di Mohammed Gaus (Ghawth) un santo musulmano (1562), sincretista, propugnatore della Shattariyya, che giocò un ruolo fondamentale nell’acquisizione del forte da parte di Babur (1° Imperatore Moghul).

Buon esempio di antica architettura Moghul, ha torri esagonali ai quattro lati e una cupola, una volta ricoperta di mattonelle blue smaltate.

Nella stessa area è collocata la piccola tomba di Tansen, un cantore molto ammirato da Akbar; ogni anno, in ottobre-novembre, si tiene a Gwalior un famoso festival in suo onore.

Gwalior : Con il treno superapido Shatabdi Express si raggiungr Gawlior da Delhi in tre ore e un quarto, da Agra in un’ora e un quarto.

I treni espresso impiegano cinque ore da Delhi e due ore da Agra. Costando 5-6 volte meno dello Shatabdi.

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Bibliografia

Kushwant Singh  - Delhi

G. Mandel -  Storia del sufismo  -   Edizioni Rusconi

Idris Shah  -  I   Sufi -   Edizioni  Mediterranee,  Roma 1990

sito consigliato:        http://www.sufijerrahi.it