IL BANDITISMO ENDEMICO NELLA VALLE DEL FIUME CHAMBAL

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  Il fiume Chambal, noto localmente come il Fiume della Vendetta, si snoda verso est, dalla sua sorgente in Rajasthan, attraverso gli stati del  Madhya Pradesh e dell’Uttar Pradesh, dove sfocia nella Yamuna.

 Duecento miglia più a valle, si congiunge col Gange ad Allahabad. Ognuno dei tre fiumi ha una sua leggenda. La Yamuna e la Ganga, per usare i loro vecchi nomi indiani, sono considerati sacri. I locali bevono queste acque quando devono testimoniare la verità, allo stesso modo che nei paesi anglosassoni i testimoni pongono le mani sulla Bibbia prima di giurare. Il Chanbal, invece, riferiscono gli abitanti dei villaggi vicini, fu maledetto da Draupati, la moglie in comune dei cinque fratelli Pandava nell’antico poema epico Hindu del Mahaborata, dove i Pandava persero ai dadi con i loro cugini e rivali il loro regno e , alla fine, anche la moglie. Draupati aveva maledetto il fiume così che le future generazioni potessero ricordare la sua vendetta. Si ritiene che chi beva le acque di questo fiume ne risulti cambiato per sempre, avendone assorbito lo spirito della vendetta.

 Sui due lati del fiume si estendono le terre improduttive dell’India centrale, circa 8000 chilometri quadrati di territorio di banditismo, abitato da gente che per secoli ha disprezzato lo stato, ma che rimane timorata di Dio.

 La storia del banditismo rurale nella valle del Chambal data dal XII secolo, quando il Raja Anaugpal Tomar, scacciato da Delhi dal cugino Prithniraj Chauhan, trovò rifugio nelle gole  a sud di Agra. Da allora questo territorio è stato conosciuto come territorio dei Baghi, o ribelli. Più tardi, nel XVI secolo, dopo la conquista di Delhi da parte dei Moghul, la regione servì da cuscinetto tra l’impero musulmano a nord e i regni Hindu del sud. Ancora più tardi, quando entrò in gioco la East India Company, aprendo vie commerciali attraverso queste foreste e gole, i viaggiatori venivano costantemente rapinati e uccisi da bande di Thugs.

 La terra produce poco. L’erosione è imponente. Ogni anno migliaia di ettari, circa 2000 acri, vengono persi nelle gole che segnano questa terra desolata. Interi villaggi sono stati abbandonati per questo motivo; senza più terra da coltivare, gli abitanti si spostano in cerca di un altro appezzamento da cui ricavare un qualche mezzo di sostentamento. Tutto quello che essi lasciano indietro sono striscie di colore rossastro su di una roccia o un pozzo secco. In estate, venti maligni spazzano le pianure, sollevando sabbia in tutte le direzioni..

  Durante la stagione dei monsoni, piogge torrenziali inondano i villaggi posti in basso, dilavando gli stati superficiali della terra che viene trascinata nel fiume. Le gole si espandono e sopravvivono solo cespugli spinosi. In questo paesaggio desolato di sabbia e spine, gli uomini hanno per generazioni sistemato i loro conti prendendo le loro vendette (badla), uccidendo e  mutilando in nome di Dio e della giustizia.

 Prodotto di questo ambiente crudele e duro è PHOOLAN DEVI.

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 Nata nel 1957, analfabeta, seconda di sei figli di cui 5 femmine, in un villaggio sulla riva destra del fiume Yamuna, nello stato dell’Uttar Pradesh, Phoolan Devi apparteneva ad una casta, quella dei Mallah, di infimo grado nella gerarchia Hindu. Sopra alla sua erano collocate altre tre caste e centinaia di subcaste. Al di sotto erano collocati solo gli intoccabili, più poveri e privi di poteri, addetti a rimuovere i rifiuti e gli escrementi, e i lavoratori coatti, i cui genitori li avevano lasciati indebitati con qualche usuraio o proprietario terriero e che impiegavano generazioni per pagare gli interessi sui debiti pregressi.

 Il padre Devidin era stato spogliato dall’eredità paterna dal fratello maggiore, che aveva corrotto il capo del villaggio, che fungeva anche da ufficiale del registro. A causa del suo carattere turbolento, Phoolan Devi viene maritata ad un uomo di 33 anni, in cambio di un bue e di una bicicletta. Violentata all’età di 11 anni, dal marito che aveva promesso di rispettarla fino alla comparsa delle mestruazioni, Phoolan Devi scappa di nuovo alla casa natale, dove è ripresa dai poliziotti che la violentano a loro volta e frustano la madre che cerca di difenderla. A 17 anni Phoolan Devi da fuggitiva si trasforma in bandito, divenendo la donna del capo banda Vikram, appartenente alla sua stessa casta.

 Dopo l’uccisione dell’amante da parte di un capo banda rivale, appartenente alla casta dei Thakur, proprietari terrieri, Phoolan Devi è catturata e trasportata in un vicino villaggio Thakur, Behmai, dove viene violentata a più riprese da tutti gli uomini del villaggio. Sfuggita ai suoi carcerieri, la “regina dei banditi” si pone alla testa della banda di Vikram,  continuando la sua vita di fuggitiva, che si manteneva con rapine ed estorsioni. Nel febbraio 1981, Phoolan Devi torna nel villaggio di Behmai con la sua banda. Venti uomini del villaggio vengono uccisi e 2 gravemente feriti, praticamente tutti gli uomini del villaggio, dalla banda. Braccata dalla polizia di 3 stati, Rajasthan, Uttar Pradesh e Madhya Pradesh, Phoolan Devi negoziò i termini della sua resa con la polizia di quest’ultimo stato.

 Il 12 febbraio 1983 Phoolan Devi si arrese, con i membri della sua banda, insieme ad un altro capo banda, Ghanshyam, in una cerimonia teatralmente pubblica, secondo l’uso indiano, a partire dal 1960, alle autorità di polizia nella cittadina di Bhind, nel nord del Madhya Pradesh. I termini della resa includevano le seguenti condizioni: che né lei né alcun membro della sua banda fosse impiccato; che la banda non fosse estradata nell’ Uttar Pradesh; che fosse loro consentito di vivere insieme in prigione; che fossero loro concessi 2 abbondanti pasti al giorno; che la sua famiglia fosse rialloggiata in Gwalior, insieme con il bue e la capra di proprietà; e che lei e i membri della sua banda venissero scarcerati dopo 8 anni.

 Phoolan Devi viene scarcerata dopo 11 anni, il 21 febbraio 1994. Durante la prigionia è isterectomizzata, non si sa se su precise indicazioni mediche, o per evitare che generasse dei figli. Sposata con un uomo d’affari, nel 1996 è stata eletta al parlamento indiano nelle file di un partito minore, di ideologia socialista, difendendo gli interessi delle caste basse e povere.

 E’stata uccisa a Delhi nel 2001, da alcuni killer che le hanno sparato 6 colpi da un auto davanti alla sua casa, ferendo anche una guardia del corpo. Erano troppi quelli che avevano dei conti in sospeso con lei.

 

LA NUOVA FACCIA DEI BANDITI DEL CHAMBAL

 

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E’ rappresentata dalla banda dei fratelli Gadaniya. Banda piccola, molto mobile, ben armata ed elusiva al punto che la polizia non ne conosce neanche con precisione il numero, stimato tra 8 e 12 componenti. Agisce a sud del fiume Chambal, prevalentemente nei distretti di Shivpuri e di Gwalior, nel Madhya Pradesh.

 A differenza delle bande di Dacoits degli anni ’70 e ’80 che arrivavano a contare dai 50 ai 100 membri, la banda attualmente più numerosa nell’area del fiume Chambal, è quella di NIRBHAY GUJJAR, forte di non più di 15 membri. Sono bande ben armate, dotate di Kalashnikov e di fucili automatici calibro 7.62, sottratti alla polizia. Specializzata soprattutto in rapimenti a scopo di riscatto e rapine.

 La banda più temuta, i cui membri, preferibilmente morti, sono l’obiettivo primario dal 1997 della polizia del Madhya Pradesh, particolarmente dopo il massacro, nel novembre 2004, di 13 membri della casta dei Gujjar nel distretto di Gwalior.

 La banda è stata fondata da RAGHUBAR GADARIYA nel 1997, dopo aver ucciso la moglie e l’uomo per il quale essa lo aveva lasciato. I primi membri della banda furono i nipoti RAHBABU, DAYARAH, VIJAY, PRATAP e GODAL. RAGHUBAR fu ucciso, insieme con 3 complici, il 12 dicembre 1999 in uno scontro con la polizia.

 Tuttavia la banda, su cui pendono accuse per più di 2 dozzine di delitti maggiori, dall’omicidio alla rapina, al rapimento, rimase in piena attività, riuscendo, dopo 1 anno di carcere, ad evadere, nel marzo 2001, durante un trasferimento dalla prigione di Gwalior al tribunale.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Mala Sen: India’s Bandit Queen, New Delhi, Harper Collins, 1993.

The Times of India, New Delhi, Novembre 2004.

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