Quei Terribili Bonda

 

I Bonda sono tribali di origine australe che vivono in mezzo a popolazioni di origine dravidica in una zona relativamente ristretta ad est delle colline Malakangiri, un’area montuosa nella parte sudoccidentale dello stato indiano dell’Orissa, ai confini del  Chhattisgarh.  Hanno sempre suscitato un grande interesse per i loro scatti d’ira violentissimi che hanno provocato numerosi omicidi all’interno della tribù stessa e anche la morte di parecchi stranieri che si aggiravano incautamente in queste colline e avevano maldestramente offeso gli indigeni (per esempio con l’uso incauto della macchina fotografica).  La loro lingua è difficile e le loro origini oscure.

            Il grande antropologo Werrier Elwin si occupò dei Bonda scrivendo un capitolo intitolato “I Bonda Assassini” per la collezione enciclopedica ‘Man-in-India’, pubblicata nel 1945.  In questo, e poi nel volume completo intitolato “Bonda Highlanders”, manifestò il suo incanto ma anche le sue perplessità nei confronti di questa società tribale in cui l’omicidio, spesso casuale e all’apparenza non premeditato, era forse la caratteristica culturale dominante.  I maschi Bonda soffrivano di attacchi d’ira, provocati dalle offese più futili, o anche da rancori immaginari ma, quando avevano ucciso chi li aveva offesi, raramente si preoccupavano di nascondere le loro tracce.  Quando venivano arrestati collaboravano prontamente con la polizia, perché il loro codice di comportamento vietava la menzogna, pur ammettendo l’omicidio.  Elwin scoprì anche che erano del tutto privi di paure, indifferenti al senso di possesso e che non provavano gelosie di natura sessuale.  Erano orgogliosi del loro stoicismo.  Riferì di una “Cerimonia del Castigo” che si svolgeva annualmente, durante la quale i maschi dimostravano la loro capacità di sopportare varie torture autoinflitte.  Nei villaggi dei Bonda sugli altopiani esisteva un’istituzione straordinaria, l’organizzazione delle donne sorveglianti, una sorta di vigilanti femminili delle case che tentavano di impedire ai loro uomini di commettere omicidi o di essere assassinate loro stesse.  Attualmente sopravvivono circa 5000 individui di questa tribù.

            La visita ai villaggi Bonda ha richiesto all’Autore nel 1994 un permesso speciale rilasciato dal Ministero dell’Interno dello stato dell’Orissa a Bhubaneswar, con specificato dettagliatamente l’itinerario e sottolineato il divieto di fotografia.  Attualmente la maggior parte dei visitatori delle zone tribali del Sud dell’Orissa si rivolge ad agenzie specializzate a Bhubaneswar o Puri.  Per i mercati non è richiesto alcun permesso particolare.  Onkadelli, in particolare, è diventato, in qualche modo, un’attrazione turistica, con non meno di quindici fuoristrada trasportanti turisti esteri presenti nel villaggio tra le ore 11 e le ore 14 (le ore di maggior affollamento) contati dall’Autore nel Novembre 2008. 

            Centro amministrativo della regione dei Bonda:  Khairput.

Per tradizione i Bonda girano nudi e il loro nudismo, che incute rispetto, è di antiche origini.  Fu cagionato da una maledizione che si abbattè su di loro ai tempi del Mahabarata, quando Rama e Sita viaggiavano nelle colline dei Bonda durante il loro esilio di quattordici anni:  Sita, mentre si lavava in un fiume dal sangue delle mestruazioni, aveva provocato il riso dei Bonda che erano lì a prendere l’acqua.  Allora ella scagliò un anatema che li costrinse a girare sempre nudi e ad essere derisi per questo- una punizione che non ha mai smesso di irritarli.  Deridere un Bonda è il peggiore insulto che si possa loro fare.  Sono gli anelli al collo che distolgono l’attenzione dell’osservatore, concentrandolo in alto, lontano da quelle parti del corpo che questa severa tradizione impedisce di coprire normalmente.

            Sita aveva anche stabilito che i Bonda dovessero essere sempre rasati; essi girano con il capo nudo, ricoperto soltanto da un copricapo di perline minuscole.  Le ragazze Bonda dovevano portare gioielli invece di vestiti, ma una minima recente concessione permette loro di indossare una gonnellina, che non contravviene affatto alla tradizione, perché troppo stretta per coprire completamente il girovita e lascia di conseguenza intravedere le chiappe nude.

 

Onkadelli:  piccolo villaggio a 65 km dalla cittadina di Jeypore, ospita ogni Giovedì un affollato mercato (Haat), molto frequentato da tribali Bonda, Gadaba e Didal.   Circa 2 ore di auto (noleggiabile a Jeypore per tutta la giornata al costo di 1000 rupie, circa 20 euro) da Jeypore attraverso un paesaggio ancora in parte boscoso su strade strette e dissestate.  I Bonda si lasciano fotografare al costo i 10 rupie a persona.  Molti maschi Bonda in giro con arco e frecce portate a mano in fasci senza faretra.  Alcool bevuto da tubi di canna, da uomini e donne.

 

BIBLIOGRAFIA

 

  1. Norman Lewis.  La Dea nelle Pietre.  Feltrinelli, Milano 1993.
  2. Nadeem Hasnain:  Tribal India Today.  A.C. Chawla, New Delhi, 1991.
  3. Werrier Elwin:  Bondo Highlanders.  Oxford University Press, Bombay, 1950.
  4. India.  Lonely Planet 2007.