I L B U D D HI S M O
Il buddhismo, meno che una religione, più che una filosofia, nasce come metodo di vita per la comprensione razionale dellEssere, la realtà dellesistere, la cessazione di ogni sofferenza terrena. Gran parte del buddhismo si organizzò poi, però, in forma religiosa e, a contatto con le varie credenze, i rituali, le pratiche anche magiche dai paesi in cui venne diffuso, si alterò considerevolmente, reintegrando una o molte divinità, reinserendo il concetto dellanima, dei premi, dei castighi, del paradiso e dellinferno; adattandosi quindi sia allalto ideale dello Zen mistico e intellettuale, sia allesoterismo magico popolare del tantrismo tibetano, sia mantenendo nel Piccolo Veicolo la dottrina ingenuamente superficiale delle prime confraternite di monaci.
Nasik - Maharastra A Kapilavastu, nel parco di Lumini (oggi Rummindei), nel mese di vaishakha
(aprile-maggio) del 558 a.C., nacque il principe Siddharta, figlio del re Suddhodana e
della sua prima moglie Maha-Maya. Giunse a toccare i vari livelli dellesistenza materiale, le molteplici realizzazioni dellio e, di grado in grado, giunse infine alla comprensione suprema dellessere e della sua realtà. Nella seconda notte ripercorse quella sua ultima vita terrena, e gli insegnamenti che le molteplici esperienze gli avevano dato. Trasse dal proprio conscio lesperienza del piacere, del dolore, della macerazione mistica; della sofferenza del mondo e di quanto la religione gli aveva rivelato. La vita terrena è solo apparenza, è come il riflesso della luna che balugina nelle acque immote di un laghetto, ma la luna, in effetti, brilla alta nel cielo. A sua volta la luce che pare emanare da un satellite è in realtà un riflesso di quello solare, pur se il sole, nella notte, è invisibile. Così nel lago del cuore umano si agita un riflesso (latman) dellanima universale (il brahman). Morto luomo, limmagine torna alla sua origine e si riflette poi in un altro essere, in un continuo ripetersi, come una sorta di condanna alla vita. Dopo questo compimento del sentire e compimento del pensare, una pace immota e senza limiti pervase la terza veglia di Siddharta. Egli capì allora che il conscio è il risultato di imposizioni, di preconcetti, di nozioni illusorie, apprese dalla nascita in poi, che costituiscono attorno al vero io una struttura fittizia che ne modifica lesistenza. Aveva raggiunto lilluminazione, era diventato il Buddha. Trascorse ancora quattro settimane scrutando il cosmo con il proprio pensiero, senza alzarsi mai dal suo giaciglio. Sulla via di Varanasi, a Sarnath, nel Parco delle Gazzelle incontrò i cinque compagni che lavevano precedentemente abbandonato e disse loro:Io sono il Tathagata, colui che è venuto per insegnare a voi per primi la Legge; ed essi si disposero ad ascoltarlo. Durante la prima notte di veglia egli tacque; durante la seconda notte parlò delle sue passate esperienze; la terza notte, sotto la luna piena di luglio, pronuncò il suo primo sermone, il sermone che ise in moto la ruota del Dharma, cioè della Legge. Ecco la verità sul dolore: nascere è dolore, la vecchiaia è dolore, così come lo sono la morte, lunione con ciò che non si ama, limpossibilità di ottenere ciò che si desidera . Ecco la verità santa sullorigine del dolore: il desiderio, la non-padronanza, lignoranza .Ecco la verità santa sulla soppressione del dolore: desistere dal peccato, conseguire la virtù, purificare il cuore .Dal piacere viene il dolore, dal piacere viene la paura: colui che è libero dal piacere non conosce né dolore, né paura. Dallaffetto viene il dolore, dallaffetto viene la paura: colui che è libero dallaffetto non conosce né dolore, né paura. Dalla bramosia viene il dolore, dalla bramosia viene la paura: colui che si è liberato dalla bramosia non conosce né dolore, né paura. Dal desiderio viene il dolore, dal dolore viene la paura: colui che è libero dal desiderio non conosce né dolore, né paura. Dallingordigia viene il dolore, dallingordigia viene la paura: colui che è libero dallingordigia non conosce né dolore, né paura Il dolore viene dal desiderio. Luomo si attacca perdutamente a delle ombre; singolosisce di sogni; pone al centro di tutto un falso io e lattornia di un mondo immaginario. Quando la sua anima lo abbandonerà, partirà satura di bevande avvelenate. Rinascerà allora, col desiderio di bere nuovamente. Un giorno del 478 a.c. Gautama, la cui salute declinava sempre più, chiamò il fedele Ananda e gli disse:Oggi sono giunto alla tarda età di ottantanni; il mio corpo è come un carro vecchio e sconquassato. Non dissi fin dal principio della mia predicazione che nulla, sulla terra, resiste alla rovina e alla morte? Nel più alto dei cieli eterei, in cui si vive una vita di molti milioni di secoli, anche lassù quellesistenza ha termine. Per questo ho rivelato la conoscenza che distrugge le radici della vita e della morte. Questa conoscenza, dopo il mio nirvana, non morirà con me, ma continuerà perenne nel pensiero e nella pratica del retto operare e del retto intendere. Questo è linsegnamento supremo.
Inviò quindi messi a tutti i monasteri, convocando i monaci a Kushinagara di lì a tre mesi, poi si mise anchegli in cammino per quel luogo. Giunto al Bosco degli alberi sala, vicino a Kushinagar, (Kasia, distretto di Gorakhpur), parlò a lungo ai monaci illuminandoli sulla Dottrina e sullOrdine, ed esortandoli al bene e alla costante ricerca della verità. Disse infine, rivolto a tutti: Deperire e morire è inerente a tutte le cose composite. Dedicatevi senza sosta alla vostra salvezza. Alla morte del Buddha i seguaci venerarono tre tipi di rammemoranti (caitya) che potevano ricordare loro la venerabile figura dellIlluminato: le reliquie del suo corpo, i luoghi in cui aveva vissuto, gli oggetti a lui appartenenti o a lui allusivi. Reliquie e oggetti vennero per solito posti in quello che è forse il monumento più rappresentativo della religiosità buddista, lo stupa: una sorta di tumulo destinato in origine a contenere solo le reliquie dellIlluminato, e in seguito edificato anche per contenere reliquie di grandi maestri o come promemoria allusivo sulle base di varie intenzioni simbologiche. Tra i più antichi monumenti buddhisti del genere, rimane ancora oggi il Grande Stupa di Sancli, fatto erigere dal re di Malva a metà del II secolo a.C. Comprende un corpo a cupola di mattoni, raffigurante lacqua, sopra il quale poggia unarca quadrata, la harmika, che contiene le offerte dei fedeli e rappresenta la terra. Sopra questa alcuni gradini, simbolo del fuoco, portano a una guglia sormontata da tre ombrelli onorari, i chattra simbolo del vento (lombrello era simbolo di regalità), sormontati infine dal simbolo-gemello che unisce sole e luna. Il tutto venne recintato in un secondo tempo da unalta balaustra aperta da portali (torna) e riccamente ornata con bassorilievi.
Regole per i visitatori: Togliere scarpe e cappello (oppure aprire lombrello) prima di entrare nel recinto dello stupa. Vanno anche coperte le gambe e le spalle. Bisogna sempre girare intorno allo stupa in direzione oraria e mai volgere le spalle allimmagine del Buddha.
Fondata nel 5° secolo a.C., Nalanda, è stata una delle più grandi università del mondo e un importante centro buddista fino al suo saccheggio da parte degli afgani nel 12° secolo.Al culmine del suo splendore, nel 7°- 8° secolo dopo Cristo, vi risiedevano 1000 tra monaci e studenti. * * * Circa sei milioni di fedeli praticano il Buddismo in India, meno di qualsiasi ramo della Cristianità o del Sikhismo.Gli insegnamenti del Buddha furono orali, trascritti, però, dai suoi discepoli.Critico verso il sistema delle caste, la dipendenza dei sacerdoti Brahminici ed il culto acritico degli dei, Buddha spinse i suoi discepoli a cercare la verità allinterno delle loro proprie esperienze. Buddha insegnò che la via è basata su Quattro Nobili Verità: la vita è radicata nella sofferenza (dukkha); giusto comprendere, Attenendosi con successo a queste cose, si può raggiungere il Nirvana. Il Buddismo è virtualmente scomparso dalla maggior parte dellIndia con linizio del XX secolo; tuttavia ha manifestato una certa ripresa tra gli intellettuali disillusi dallinduismo e, più tardi, ha ricevuto un ulteriore slancio sotto linflusso dei rifugiati tibetani, a partire dagli anni 50 e linclusione (nel 1975) del Sikkin allinterno dellIndia. Il Buddismo nel Ladakh segue tradizioni simili a quelle tibetane. Nei secoli dopo la morte del Buddha, il Buddismo si è spezzato in due rami. * Theravada Questa Via sottolinea limportanza dellausterità e della vita monastica; la gente ordinaria è pertanto esclusa dai mezzi della salvezza (per questo è detta il Piccolo Veicolo perché offre i mezzi della salvezza solo a pochi). * Mahayana Questa Via vede Buddha semplicemente come una delle molte manifestazioni della divinità e sottolinea il ruolo compassionevole del Buddha come Maestro. Lideale della tradizione Mahayana è il Bodhisattva che sacrifica la propria illuminazione per aiutare gli altri a raggiungere la salvezza. La gente ordinaria non è esclusa, ma lo sono le donne. Esse debbono cercare una reincarnazione maschile prima di poter raggiungere lilluminazione. Il 18 ottobre di ogni anno la città di Najpur (Maharastra) ospita migliaia di Buddisti che festeggiano lanniversario della conversione al Buddismo del Dr. Ambedkar nel 1956. Il Dr. Ambedkar, un hindu di bassa casta, fu una figura importante durante la lotta per lindipendenza e leader delle caste basse oltre che Ministro della Giustizia. Circa tre milioni di hindu di bassa casta lo seguirono nella conversione al Buddismo.
BIBLIOGRAFIA Mandel G., Buddha, lilluminato, Milano, Mondadori, 2000 Botto O., Buddha e il Buddismo, Milano, Mondatori 1984 India, Melbourne, Lonely Planet, 1999. Asvaghosa, Le gesta del Buddha, Milano, Bompiani, 1985 Quilici F., India, Milano, Oscar Mondadori, 2003
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