L’ORISSA

E’ uno stato indiano tropicale, situato nella regione centro-orientale del subcontinente, sul Golfo del Bengala.

E’ caratterizzato da folte foreste, da una consistente popolazione tribale, soprattutto nella regione meridionale e da templi famosi, raggruppati in un triangolo di poche decine di chilometri quadrati tra Bhubaneswar, la capitale, Konarak e Puri, famosa anche per le sue spiagge.

Tutte località facilmente raggiungibili in treno da Calcutta.

E’ uno degli stati più poveri dell’India, prevalentemente agricolo e funestato da disastri naturali come inondazioni, siccità e, nell’autunno-inverno, da spaventosi cicloni.

 

BHUBANESWAR

 

Antichi templi, a partire dall’8° fino al 13° secolo, sono circondati da edifici moderni.

Il ritmo della vita conserva ancora qualcosa di sonnolento, mentre per le strade non è infrequente lo spettacolo di incantatori di serpenti, che attirano un vasto pubblico.

Dalle migliaia di templi del passato ne sopravvivono alcune centinaia.

Il più importante, il Lingaraj Mandir, chiuso ai non hindu, può essere tuttavia visto dall’alto attraverso una piattaforma.

Il tempio è dedicato a Tribhuvaneswar, o Signore dei tre mondi, conosciuto anche come Hubaneswar.

La forma attuale del tempio risale agli anni dal 1090 al 1014, sebbene parti di esse siano più vecchie di 1400 anni.

Il blocco di granito, rappresentante Tribhuvaneswar, si dice sia bagnato quotidianamente con acqua, latte e bhang (marijuana).

Il complesso del tempio è largo 150 metri, dominato dall’alta torre, alta 40 metri.

All’interno del complesso si trovano più di 50 altri più piccoli templi, di cui particolarmente quello dedicato a Parvati (moglie di Shiva)

 

Il 29 ottobre 1999 l’Orissa è stata investita da un ciclone particolarmente violento.

Venti alla velocità stimata di 220 km all’ora hanno provocato onde di maremoto che hanno spazzato villaggi di pescatori e causato migliaia di morti.

Dalle finestre dell’albergo di Puri era possibile vedere le palme da cocco piegarsi sotto la furia del vento, per poi venire sradicate o spezzate.

Interrotte le comunicazioni anche telefoniche (le autorità comunicavano tra loro mediante piccioni viaggiatori inviati dalla stazione di polizia della cittadina meridionale di Koraput), svanita la luce elettrica e non possibile reperire né acqua potabile, né alimenti.

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Situazione, in un certo senso, preoccupante, per l’Autore, costretto a raggiungere Calcutta, legato ad un volo intercontinentale.

Mediante un taxi collegato a Puri, aggirato un blocco di polizia, l’Autore si trovava incolonnato, insieme con centinaia di altri mezzi, sulla strada per Bhubaneswar.

 60° km: del percorso Puri-Bhubaneswar hanno richiesto più di 11 ore, a causa degli alberi caduti che ostruivano la carreggiata e che venivano tagliati con mezzi manuali.

Intorno, scene di desolazione: pali della luce divelti, case diroccate, carcasse di animali,

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Bhubaneswar, raggiunta verso mezzanotte, mostrava l’aspetto di una città colpita da un bombardamento: il buio delle vie, favoriva, inoltre, molti malfattori, che negli incroci più oscuri rapinavano i passanti armati di coltello.

Dopo una cena a base di biscotti e birra, fortunatamente reperiti in un chioschetto fuori dell’albergo, a mezzogiorno, dopo una ricerca infruttuosa alla stazione ferroviaria e degli autobus e dopo essermi informato su eventuali voli (torre di controllo anch’essa fuori uso), girando in taxi a caro prezzo, per mancanza di benzina, finalmente ho potuto prendere (uno dei miracoli che si verificano in India più spesso che altrove) l’unico treno organizzato per il trasporto di pellegrini da Puri a Calcutta, attraverso un percorso alternativo a ovest più lungo di qualche centinaio di chilometri rispetto all’abituale.

Viaggio costellato di lunghe fermate, una delle quali anche per sostituire il motore del treno, attraversando il fiume Mahanadi in piena.

Dopo oltre 24 ore ho raggiunto Calcutta nel pieno pomeriggio, poche ore prima della partenza del mio aereo. Tutto è bene…..

 

 

VAITAL MANDIR

Ha un tetto a due piani, influenzato dall’architettura delle grotte buddiste.

Risale all’ 8° secolo, già centro di culto tantrico.

All’interno la statua di Chamunda (Kali), la cui collana di teschi e il cadavere su cui siede sono di solito nascosti sotto i paramenti del tempio.

Alcuni chilometri fuori della città vi sono due colline che si fronteggiano attraverso la strada, costellate di caverne, molte delle quali scolpite.

La maggior parte di queste sono state scolpite da asceti jainisti nel I secolo A.C.

 

PURI

E’ dedicato a Jagannah, signore dell’universo, incarnazione di Vishnu, costruito nel 1198 e protetto da due cerchie di mura.

La sua popolarità tra gli hindu è in parte dovuta alla mancanza di distinzione di caste, tutti sono benvenuti.

Il tempio è interdetto ai non hindu; può essere osservato, a pagamento, dai tetti a terrazza degli edifici circostanti, talvolta frequentati anche da macachi particolarmente aggressivi.

L’entrata principale è custodita da due leoni di pietra, le altre da statue di uomini montati su cavalli, tigri ed elefanti.

Nella sala assembleare centrale i pellegrini possono vedere le immagini di Jagannah, suo fratello Balbhadra e sua sorella Subhadra.

Il tempio impiega 6000 uomini per attendere alle funzioni e ai complicati rituali.

La vasta spiaggia di pini è scarsamente attraente: del tutto priva di ombre, è inquinata dalla locale comunità di pescatori che la usano come toilette.

Le onde dell’Oceano Indiano sono insidiose e ogni anno reclamano qualche vita umana.

 

RATH YAFRA (Festival dei cani)

E’ una delle più grandi feste religiosi e si svolge ogni anno in Puri in giugno o luglio.

Commemora il viaggio di Khrisna da Gokul a Mathena.

Le immagini di Jagannah, suo fratello e sua sorella, sono portate fuori dal tempio e trascinate su enormi cani, o raths, lungo la Grand Road, al Gundicha Mandir (Casa del giardino), distante più di un km.

Il carro principale di Jagannah è alto 14 metri e largo più di 10 metri, dotato di 16 ruote ciascuna del diametro di più di due metri.

Sono necessari più di 4000 facchini professionisti, tutti dipendenti del tempio, per tirare ii carri che, una volta avviati, è praticamente impossibile deviare o fermare.

Gli dei restano per una settimana al Gundicha Mandir, dopo di che tornano al tempiodi Jagannah, in una ripetizione virtuale della processione della settimana precedente.

Ogni anno vengono costruiti nuovi carri, mentre quelli vecchi vengono utilizzati come combustibile nelle cucine comuni all’interno del tempio, o per alimentare i fuochi delle pire funebri.

Ad intervalli di 8, 11 o 19 anni (a seconda delle combinazioni astrologiche, anche i vecchi dei vengono bruciati in prossimità della porta nord del tempio e ne vengono costruiti di nuovi.

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BIBLIOGRAFIA

 

Nadeem Masnain, Tribal India today, second edition, Harnam Publications, New Dehli, 1988

 

India, 9th edition, Lonely Planet, Hawthotn, Australia, 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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