ENGLISH VERSION CLIK HERE

 

 

SIKANDRA

Il Mausoleo di AKBAR

sika2.jpg (25879 byte)

Situata a 4 Km a Nord Ovest di Agra (Uttar Pradesh), la cittadina prende il nome da Sikander Lodi, il sultano di Delhi che regnò dal 1483 al 1517, cioè fino a pochi anni prima della presa del potere da parte dei Moghul.

Si può raggiungere Sikandra da Agra mediante bus locali che partono dalla stazione degli autobus Agra Fort (RS 3), oppure mediante auto-risciò (circa 100 rupie per il tragitto andata e ritorno, compresa un’ora di attesa al Mausoleo).

Un’alternativa è rappresentata da un taxi collettivo, che può essere preso davanti al Cinema Bagwan di Agra (RS3).

Tra Sikandra e Agra alcune tombe e due Kos minars, o pietre miliari.

La tomba giace al centro di un bel parco, popolati di cervi.

Il viale che porta al Mausoleo è popolato di scimmie langur e qualche macaco (evento molto raro, dato che le due specie di scimmie di solito si evitano) in attesa di cibo da parte dei visitatori.

Il biglietto di ingresso costa la somma enorme di cinque dollari (o l’equivalente in rupie), a seguito della decisione del governo indiano, risalente al duemila, di far pagare da due a 10 dollari, a seconda dell’importanza del monumento, ai turisti stranieri (circa 100 volte più che gli indiani).

Akbar, il terzo e più grande degli imperatori Moghul, iniziò personalmente tre anni prima della morte, la costruzione del suo mausoleo, una fantastica piramide a terrazza, in marmo e pietra saponaria, mescolando motivi e stili hindu, buddisti, jain e cristiani , secondo il sincretismo religioso da lui sviluppato, chiamato Deen Ilah.

Akbar morì, di amebiasi, il 15 ottobre 1605.

Secondo l’usanza islamica fu sepolto il giorno stesso in cui morì, avvolto in un semplice lenzuolo.

Quando Akbar fu tumulato a Sikandra, il grande monumento di pietra non era ancora ultimato.

Il figlio, Selim, imperatore Moghul col nome poi di Jehangir (conquistatore del mondo, fece ripetutamente cambiare i progetti, "per dare al padre mio una estrema dimora degna di lui, che duri in eterno."

Tale obiettivo è stato raggiunto: la sepoltura dell’imperatore è ancora intatta, illesa dal morso del tempo.

Poiché i Moghul hanno sempre amato i giardini, la tomba di Akbar si trova in uno di essi, in tutto degno della sua grandezza: un quadrato gigantesco col lato di due chilometri, solcato a croce da ampi corsi d’acqua dissecati ormai da lungo tempo.

Come la tomba di Humayun a Delhi, rappresenta un monumento interessante per studiare l’evoluzione graduale nel disegno che raggiunse il culmine col Taj Mahal.

Nei giardini del mausoleo, il Palazzo Baradi, costruito da Sikander Lodi.

L’imponente porta meridionale rappresenta la parte più impressionante del complesso.

Ha minareti a tre piani ad ogni angolo, ed è costruito in pietra saponaria rossa istoriata con motivi astratti in marmo bianco.

Quattro giganteschi padiglioni sono collocati sugli assi mediani dei muri di cinta; per due secoli, ogni mattina, squilli di tromba e rulli di tamburo onorarono il defunto.

Visitare il monumento funerario è come scalare una piccola montagna di ripide gradinate e di ampie terrazze.

Dovendoci venire ogni anno i Moghul eressero numerosi padiglioni su ciascuna piattaforma "per il sollazzo delle dame"

Saliti tre di questi piani, si arriva in un cortile di marmo bianchissimo che lascia a bocca aperta.

Marmoreo è pure il colossale blocco che vi si erge, il sarcofago dell’imperatore, sulla cui superficie sono scolpiti i novantanove nomi di Allah.

Contrariamente al costume islamico, è rivolto ad oriente.

Akbar giace a quaranta metri di profondità in una nicchia a volta, alta e tenebrosa, sotto un semplice blocco di marmo, ancora oggi coperto ininterrottamente di fiori freschi: sia i musulmani che gli indù venerano come santo l’imperatore che "nel principio fondamentale di ogni sovrano" raccomandò:

 

"Non tollerare mai che le differenze religiose si mescolino alla politica.

Non applicare con la violenza misure di rappresaglia.

Adorna il tuo consiglio con uomini che sappiano fare il loro mestiere.

Se qualcuno ti chiede perdono, accetta le sue scuse."

 

sika1.jpg (27652 byte)

 

sika3.jpg (19082 byte)

 

gira pagina